
Grand Budapest Hotel di Wes Anderson è forse il suo film capolavoro.
Chiunque l’abbia visto non può dimenticare l’incredibile facciata dell’Hotel, così rosa ed esageratamente equilibrata. Alla domanda “è l’abito che fa il monaco?” Wes Anderson sembra rispondere: “Sì, ma anche e soprattutto la scenografia”.
Le sue, in effetti, sono talmente caratteristiche e maniacalmente studiate da essersi meritate l’aggettivo di wesandersoniane.
I suoi film si ispirano principalmente agli anni ’70, ma lui non si limita a ricostruire le ambientazioni: le reinventa, creando ambienti che diventano più cult di quelli realmente d’epoca.
In un certo senso, possiamo dire che gli interni di Wes Anderson sono un perfetto esempio di quando il retrò supera il vintage.


Il film Grand Budapest Hotel racconta, in digressione, la storia dell’elegantissimo e inarrivabile concierge/direttore dell’Hotel, Monsier Gustave e del suo fidato aiutante Zero, immigrato clandestino finito a lavorare al Grand Budapest.
I due, loro malgrado, si ritroveranno coinvolti nell’indagine per l’omicidio di Madame Desgoffe und Taxis, intima amica di Monsier Gustave, nonché proprietaria dell’Hotel.

In Grand Budapest Hotel, parlando di Design, c’è tantissimo da ammirare (e analizzare!). Il film è diviso in due parti, con due ambientazioni completamente diverse ma allo stesso modo affascinanti.
Il racconto-digressione del signor Moustafa si sviluppa su un palette pastello, in un tripudio di rosa confetto, rossi e celesti.
Le scene più recenti invece – dove Zero Moustafa racconta a un elegante Jude Law la sua storia – sono caratterizzate da colori ocra, terra bruciata e verde acido, in un’atmosfera decisamente più decadente e anni 70.

Per la scenografia, il regista è stato aiutato dallo scenografo Adam Stockhausen. I due ammettono di aver preso ispirazione per il Grand Budapest dai sontuosi e regali Hotel Europei di inizio 900.
Il lussuoso atrio dell’Hotel, di fatto, è stato allestito proprio nella hall di un edificio del 1913: gli ex grandi magazzini Görlitzer Warenhaus a Görlitz, in Germania, diventati anche ufficio di produzione per tutta la durata delle riprese.

Grande punto di riferimento per la costruzione della scenografia è stato il Jugendstil, stile artistico tedesco di inizio 900. Il Jugendstil - dice lo scenografo - "È uno stile interessante con molte variazioni, non singolare come l'Art Deco o anche il classico Art Nouveau che ero abituato a vedere nei libri".

Sempre a Görlitz si trova lo stabilimento balneare dei primi del Novecento, usato come centro benessere dell’Hotel.
Per me, questo ambiente è un grande esempio del decadentismo degli interni di Anderson: anche se in quelle vasche non mi viene proprio voglia di fare un bagno, trovo però che abbiano un fascino irresistibile e un incredibile rimando a un'epoca ormai lontana.





2. Il confronto simmetrico





3. Atmosfere degli ambienti divise per funzione




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Immagini e riferimenti via: Pinterest, Domus, LocationHub, imdb.com, Architecturaldigest, Lonny

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