Il Compasso D'Oro è un premio che viene conferito ai migliori progetti di design del prodotto. È il più antico e famoso premio per il disegno industriale e viene assegnato ogni anno dall’ADI (Associazione Disegno Industriale).
Da un’idea di Gio Ponti, il premio nasce nel 1954, patrocinato dai Grandi Magazzini La Rinascente. All’epoca questi grandi magazzini erano principali sostenitori di un’innovativa ricerca e valorizzazione in diversi campi, tra cui design, architettura, comunicazione e grafica.

Fin da subito il Compasso D’Oro ha grande successo, grazie alla sua innovatività e alla qualità dei progetti partecipanti. Diventa uno strumento fondamentale per valorizzare il design come elemento culturale ed economico e per promuovere il Made In Italy nel mondo.
Nel 1958 il premio passa nelle mani dell’ADI, che lo organizza e gestisce tuttora.
Curiosità: si dice che il nome sia stato definitivamente scelto durante una riunione, quando Albe Steiner (che all’epoca si occupava del reparto pubblicità) tira fuori dalla tasca un compasso di Goeriger, attrezzo usato dagli scultori e diventato ormai tanto famoso quanto il premio che rappresenta.
Quest’anno per il premio ci sono due novità: la prima è la nuova sede dell’ADI Design Museum, in via Ceresio 7 a Milano. Aperta straordinariamente per la mostra dei vincitori di quest’anno, verrà definitivamente inaugurata a dicembre e ospiterà i più di 2000 oggetti di design che nel corso degli anni si sono aggiudicati il prestigioso riconoscimento.

La seconda novità è il Premio Compasso D’Oro alla Carriera del Prodotto. Il premio va a quei prodotti che sebbene vintage, progettati quindi più di 20 anni fa, si sono affermati come oggetti iconici e sono tuttora in produzione.
Da brava Vintage Lover vi porto a scoprire insieme i primi 3 vincitori di questo nuovo premio, la cui creazione trovo molto significativa, perché afferma ancora di più l’importanza e il ruolo che gli oggetti vintage hanno tutt’oggi nell’Interior Design.
Motivazione della giuria: "Innovazione tipologica nel settore illuminotecnico, è stata capace nel tempo di diventare icona per l’intero design italiano nel mondo"
Disegnata nel 1962 da Pier Giacomo e Achille Castiglioni per la Flos, la lampada Arco si tende come lo strumento di cui porta il nome. L’obiettivo di questo oggetto – che è tra i miei preferiti per funzionalità e semplicità – è quello di avere un punto luce sul tavolo senza però doverlo appendere a soffitto.
Nasce così una lampada formata da tre oggetti: il punto luce con paralume in acciaio lucido, una pesante base in marmo bianco da 65 kg che fa da contrappeso alla struttura e nel mezzo un arco metallico, che permette di avere tra la base e il punto luce ben 2 m di distanza.
La base in marmo, inoltre, presenta un foro. Un errore di produzione? Assolutamente no! Il buco, fatto precisamente nel baricentro della base, permette di infilarci un bastone e spostarla più agevolmente.
Curiosità: La Lampada Arco è una delle icone più imitate nella storia del Design. Fa parte delle collezioni permanenti del MoMa di New York e del Triennale Design Museum di Milano ed è il primo oggetto di industrial design a vedersi riconosciuto il diritto d’autore.
Motivazione della giuria: "Innovazione tipologica nel settore dell’imbottito, rappresenta nel tempo la libertà dai convenzionali stili d’uso"

La poltrona Sacco ha superato vittoriosa e indenne più di 50 anni di storia del Design. Un po’ come il tubino nero di Coco Chanel ma più informale e irriverente. Nata dalla fantasia di Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro, i tre giovani progettisti la propongono nel 1968 a Zanotta, che la accoglie subito con entusiasmo.
A metà tra una poltrona e un pouf, questa seduta non ha una forma ben precisa: di fatto è un vero e proprio sacco, riempito con palline di polistirolo espanso. Inutile dire che si presta a mille usi e posizioni: ci si può sdraiare, sedere, mettercisi a pancia in sotto o a testa in giù.
È una seduta morbida, ergonomica e divertente la cui forma cambia in continuazione a seconda dei nostri movimenti. Insomma, un oggetto sicuramente geniale e non convenzionale, che vinse già nel 1970 il Compasso D’Oro e che quest’anno se ne aggiudica un altro alla carriera, riconfermandosi un’icona senza tempo (e senza forma!).
Curiosità: Forse qualcuno se lo ricorda nel film Fracchia la Belva Umana, quando il ragionier Fantozzi tenta di accomodarcisi su – inutilmente e con grandi difficoltà.
Motivazione della giuria: "Innovazione tipologica nel settore del letto tessile, rappresenta nel tempo un esempio di funzionalità e di poetica".
È il primo letto tessile nella storia del Design. Progettato da Vico Magistretti per Flou nel 1978, prende spunto dai morbidi piumoni, nuova moda che si stava diffondendo in quegli anni.
Come lo stesso Magistretti racconta: “In quegli anni era arrivata la moda del piumone: io ho semplicemente pensato di prolungarlo fino a coprire la base (spesso brutta) del letto.”
Nasce così un letto morbido e accogliente dove sia la testata letto che il sommier – la base del letto visibile, che copre la struttura – sono in tessuto, sfoderabili, lavabili e coordinati con la biancheria.
Nel tempo il letto Nathalie si è evoluto e ora conta 15 varianti di rivestimenti diversi e un modello con la testata letto reclinabile.
Curiosità: Questo letto nasce per andare incontro alle nuove esigenze delle donne, sempre più dinamiche e orientate a una vita lavorativa piuttosto che casalinga. Nathalie viene presentato quindi come un letto rapido e veloce, che si può rifare con un semplice gesto (oltre al nome femminile, che non credo sia un caso!).
La sua prima pubblicità recitava, infatti: “Flou ha rifatto il letto”.
Conoscevi il premio Compasso D'Oro? Quale tra i tre premiati è il tuo preferito? Fammelo sapere nei commenti!
Io personalmente adoro la lampada Arco ma anche la Poltrona Sacco mi piace molto.

© Copyright 2024 Valentina Bova - Photo by associazionecontroluce - Web Design La Stratagemma